Il Garante dei minori uscente: “Occorre più ascolto per combattere la povertà educativa”

24.11.2016

Luigi Fadiga

Luigi Fadiga

Cambio al vertice dell'ufficio dell'Autorità per i bambini e gli adolescenti dell'Emilia-Romagna, il primo istituito in Italia e diventato un importante punto di riferimento nella materia minorile per i servizi, la scuola, la giustizia minorile e le famiglie. A Luigi Fadiga è succeduta Clede Maria Garavini. Al Garante uscente abbiamo chiesto di fare il punto su questo laboratorio di idee ed esperienze.

Dottor Fadiga, tracci un bilancio di questa esperienza a cui si è dedicato negli ultimi cinque anni dopo aver presieduto il Tribunale per i Minori di Bologna e di Roma.

“Quella della Regione Emilia-Romagna è stata la prima esperienza a livello nazionale di Garante per l’infanzia e l’adolescenza. E’ una figura indispensabile per creare la rete del sostegno all’educazione, perché spesso questa rete è rotta e la comunicazione tra le agenzie formative è spezzata. Il Garante deve essere un mediatore tra tutte queste realtà e uno stimolatore. Non ha l’autorità per dare ordini, ma deve avere la capacità di convincere. Oltre tutto è una figura specializzata indipendente, slegata dalla politica, nominata dall’Assemblea legislativa. Fin dall’inizio abbiamo creato un tavolo di lavoro con i servizi sociali, il pm minorile, gli avvocati, la sanità pubblica e l’assessorato al Welfare della Regione. Ora sono convinto che questo lavoro verrà continuato egregiamente da chi mi succederà, Clede Maria Garavini, che è psicologa e pedagogista di lunga esperienza".

Quali sono i campi principali in cui occorre lavorare?

“I maltrattamenti, ma anche l’abbandono, l’indifferenza, la trascuratezza, ma soprattutto la povertà educativa che troviamo spesso anche in famiglie che non sono in condizioni di povertà economica. Spesso facciamo i conti con la difficoltà d’integrazione dei genitori, non dei ragazzi. Abbiamo affrontato casi di famiglie che impediscono al ragazzo di seguire un corso di musica, che gli tolgono il flauto perché non vogliono che suoni musiche occidentali. Oppure ci sono genitori che non vogliono che i figli studino la storia su libri in cui ci sono immagini di statue nude. Anche il dialogo fra genitori e scuola è spesso difficile perché non c’è più collaborazione, le famiglie non hanno fiducia nelle capacità educative degli insegnanti purtroppo. Poi c’è la povertà economica, che è in aumento”.

Un’iniziativa molto apprezzata è stata l’apertura, in collaborazione con l’Asp di Bologna, di uno spazio d’ascolto per i minori dove i ragazzi hanno potuto recarsi una volta al mese per parlare direttamente con il Garante dei loro dubbi e delle loro difficoltà.

"Sì, è stata una prima sperimentazione, ma non basta lo sportello di ascolto: bisogna andare incontro ai giovani che, altrimenti, hanno difficoltà a presentarsi da soli per chiedere aiuto. Anche la sede del Garante dovrebbe forse essere rivista, collocata in un luogo più accessibile per tutti e lontana dai palazzi della politica per ribadire l’autonomia di questa figura e rendere l'accesso più amichevole per gli utenti. Anzi, un solo Garante a Bologna è troppo poco per una regione grande e diversificata come la nostra, ne servirebbero anche in altri territori. E poi bisogna utilizzare gli strumenti che usano i ragazzi: un sito internet ben strutturato, che sappia attrarli oltre che informarli. E magari, perché no, una app del Garante in modo che i giovani riescano a trovare risposte e aiuto con un clic”.

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