Il carcere di Piacenza promosso dalla Garante

01.10.2014

Il sistema carcerario piacentino gode di buona salute. Mentre in tutta la Penisola si susseguono i casi di detenuti esasperati dalle condizioni al limite della sopportazione, da Piacenza arrivano numeri incoraggianti. Secondo i dati resi noti dal Garante regionale delle persone private della libertà personale, Desi Bruno, nel carcere della cittadina emiliana non c’è nessun allarme sovraffollamento. Al contrario, si registra un abbattimento dei numeri. Nel corso della sua visita nella casa circondariale piacentina del 26 settembre, la Garante ha presentato tutti i numeri del carcere, aggiornati allo scorso mese: nella struttura sono ospitati 320 detenuti del circuito media sicurezza, di cui 216 stranieri149 tossicodipendenti. Nel vecchio padiglione sono presenti 235 reclusi, mentre nella nuova sezione ci sono 85 persone. Risultano in aumento i condannati in via definitiva (254), un dato che rende sempre più necessaria la presenza di nuove professionalità in grado di seguirli nei percorsi di trattamento. Inoltre, la struttura piacentina si sta caratterizzando per un’importante presenza di carcerati “sex-offender”. E anche in questo caso sono stati avviati i contatti per la partenza di nuovi progetti destinati al trattamento degli autori di questi reati.

Numerosi gli sforzi fatti per migliorare le condizioni di vita dei carcerati. Le novità più significative arrivano dalla nuova sezione del carcere, dotata di un moderno sistema di videosorveglianza. La vigilanza è garantita da un sistema che consente l’intervento del personale carcerario attraverso un citofono installato all’interno della cella di ogni detenuto. Inoltre, sono stati messi a disposizione dei reclusi celle più ampie e luminose. Nel carcere piacentino viene applicato il così detto regime “a celle aperte” che consente ai detenuti di stare fuori dalla loro camera per almeno otto ore giornaliere, con la possibilità di utilizzare gli spazi comuni presenti. Inoltre, è stato avviato un reparto ad hoc per i carcerati che necessitano di osservazione psichiatrica, dotato di cinque posti letto.

Tanti anche i progetti in cantiere dedicati ai detenuti, con particolare riguardo per le attività lavorative: un laboratorio per la pasta fresca negli spazi della vecchia lavanderia, la coltivazione di piante officinali, l’apicoltura e la legatoria. A questo proposito il Garante ha anche annunciato lo stanziamento di 10mila euro, che verranno utilizzate attraverso la Caritas per il lavoro domestico interno. Inoltre, grazie ad un finanziamento comunale, verrà ripristinata la palestra, con la presenza settimanale di un insegnante di educazione fisica. Sono attivi anche il corso di alfabetizzazione e la scuola media: quest’anno verrà garantita anche la terza classe della scuola professionale, consentendo l’accesso alla qualifica di operatore agroalimentare.

Nella stessa giornata, il Garante Desi Bruno ha presenziato alla tavola rotonda dal titolo "Il Garante dei diritti nei luoghi di reclusione. Storie, esperienze e riflessioni in Emilia-Romagna", dedicata al confronto e alla narrazione dell’esperienza dei garanti impegnati nell’ambito della tutela dei diritti dei detenuti. Desi Bruno ha moderato il dibattito tra i Garanti dei detenuti di quattro comuni della regione: Elisabetta Laganà di Bologna, Roberto Cavalieri di Parma, Alberto Gromi di Piacenza e Marcello Marighelli di Ferrara. Il confronto ha messo in luce il ritardo dell’Italia sull’istituzione della figura di un organo di vigilanza sui luoghi di detenzione, prevista dalla convezione Onu contro la tortura, ratificata dal nostro paese nel 2012. “E’ una scelta di civiltà – ha spiegato Desi Bruno – perché lo Stato che legittimamente priva della libertà i cittadini, deve anche garantire che queste persone non subiscano trattamenti inumani e degradanti”. L’incontro è servito anche per proporre idee per avvicinare maggiormente la “città reclusa” alla “città libera”: due mondi apparentemente vicini, ma nei fatti molto distanti.  

 

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