Garante regionale dei detenuti Marighelli: “Salvaguardare il modello delle rems”

26.04.2017

“Ho sottoscritto l’appello dell’associazione StopOPG per chiedere lo stralcio della proposta di modifiche al codice penale, già approvata al Senato e ora in discussione alla Camera, che, se approvata, rischia di riaprire la stagione degli ospedali psichiatrici giudiziari (opg)”. Il Garante regionale delle persone private della libertà personale, Marcello Marighelli, è intervenuto in mattinata all’iniziativa organizzata a Ferrara da La società della ragione, onlus che si occupa di diritti, raccogliendo l’appello di StopOPG contro la riapertura degli opg.

“Non sono state dimenticate- ha evidenziato Marighelli- le immagini delle persone rinchiuse negli ospedali psichiatrici giudiziari, portate drammaticamente alla luce dalla commissione parlamentare presieduta dal senatore Marino: persone disperate costrette per anni a situazioni degradanti”. Da quel documento, ha sottolineato, “ha avuto inizio una discussione che ha messo in dubbio la validità del modello manicomio anche nell’ambito giudiziario e si è provato a smontarlo. Non senza ostacoli è stata superata la scandalosa situazione di questo tipo di strutture e, finalmente, sono state realizzate le residenze sanitarie per l’esecuzione delle misure di sicurezza detentive (rems)”. Le rems, ha poi spiegato il Garante, “non sono luoghi di sola custodia, ma sedi di cura e riabilitazione, dove le persone, in condizioni di sicurezza, possono essere assistite, riabilitate e quindi dimesse”.

In un recente incontro con il direttore della rems di Bologna, ha sottolineato Marighelli, “ho manifestato la preoccupazione per il concreto rischio che quanto realizzato possa essere vanificato”. L’andamento altalenante della legislazione in materia penale, ha concluso il Garante, “suscita inquietudine quando, per soddisfare esigenze securitarie e non affrontare i ritardi dell’amministrazione penitenziaria nella realizzazione delle sezioni per l’osservazione psichiatrica in carcere, contraddice la riforma del 2014. Il principio della territorialità dell’esecuzione penale è addirittura ignorato dalla modifica di legge in discussione, per cui la presa in carico socio-sanitaria e il reinserimento delle persone detenute diventa sempre più difficile se non impossibile”.

Azioni sul documento