Difensore civico efficace ma sottovalutato in Emilia-Romagna, Gardini: “Serve una figura nazionale”

22.06.2017

Il Difensore civico in Emilia-Romagna è una figura largamente sottovalutata dalla politica e ancora poco conosciuta dai cittadini”. Esordisce con queste parole Gianluca Gardini, difensore civico regionale, nel presentare alla Commissione parità per i diritti delle persone, presieduta da Roberta Mori, la relazione sulle attività dell’istituto di garanzia nel 2016. “I numeri dimostrano da una parte il buon funzionamento e il gradimento di questo strumento che quando opera dimostra di essere efficace. Il problema è la sua scarsa utilizzazione e anche le materie che lo competono, che sono molto limitate”, spiega Gardini che da quattro anni ricopre il ruolo di difensore regionale a tutela dei diritti dei cittadini nei confronti della pubblica amministrazione. “Si tratta di un sistema alternativo alla giustizia tradizionale che nasce per correggere le inefficienze delle pubbliche amministrazioni, sfornito di potere coercitivo. Ma è proprio questa assenza”, sottolinea Gardini, “a rendere più efficace il suo funzionamento visto che permette di entrare nel merito delle scelte, evitando così i conflitti e le lungaggini dei tribunali”.

I numeri dimostrano che, dopo l’intervento del garante, sono pochissimi i casi in cui le pubbliche amministrazioni non rispondono- solo 5 su 599 istanze nel 2016 – però, come emerge, le richieste dei cittadini o delle associazioni si limitano spesso ai classici problemi amministrativi – dalle infrazioni del codice della strada alla mancata rateizzazione dei tributi. Dal 2016 è anche entrato in vigore il Freedom of information act che consente a chiunque di accedere a tutti i dati delle pubbliche amministrazioni anche in assenza di motivazione e, infatti, tra le attività che hanno impegnato il difensore anche 15 ricorsi dovuti al diniego delle pubbliche amministrazioni. Tra le istanze dello scorso anno si segnala pure l’attuazione del principio di parità di genere in alcune giunte comunali – ma, come denuncia lo stesso Gardini – sono ancora troppo pochi i casi in cui sono state trattate questioni come la disabilità (40) o politiche sociali e sanitarie (anche se in aumento del 3% rispetto al 2014). “Purtroppo in epoca di crisi”, continua la figura di garanzia dell’Assemblea legislativa, “i diritti civili sono sempre più a rischio, e non si fermano ai rapporti con le amministrazioni. Penso alle discriminazioni di genere, razza, religione, disabilità che spesso non trovano una difesa adeguata perché non sempre sconfinano nell’illecito penale o amministrativo”, chiarisce Gardini che spiega come in altri paesi europei esista invece una figura nazionale che si occupi di questi diritti nella loro totalità “non frammentati settore per settore”. L’Italia è invece l’unico paese all’interno dell’Unione europea a non essersi ancora dotato di un Ombudsman nazionale, nonostante le richieste provenienti dal Coordinamento dei difensori civici regionali e dai territori. 

E non è ancora chiara la volontà del legislatore nazionale di istituire un Garante della salute, come spiega Gardini in Commissione a Daniele Marchetti (Lega Nord) che chiede lumi sulla recente legge nazionale n. 24/2017 riguardo la responsabilità professionale sanitaria. A essere in discussione è proprio il ruolo dell’ipotetico garante che, secondo Gardini, non è chiaro se interverrebbe sulla responsabilità medico professionale o sui temi della malasanità. “Sarebbe meglio una figura di garante a tutto tondo”, conclude Gardini sottolineando ancora che “le istituzioni dovrebbero mostrare un volto sussidiario vicino ai cittadini in tutti i campi, che non rappresenti solo la burocrazia”.  
Anche Francesca Marchetti (Pd) solleva l’importanza della difesa dei diritti sociali, auspicando un ampliamento delle funzioni del difensore civico. “Dovremo riflettere anche in Commissione e nei tavoli di coordinamento sulle potenzialità ancora non sviluppate di questa figura e nella sua promozione e comunicazione” spiega la consigliera. “L’impegno della Commissione parità è a 360 gradi”, conferma Mori, “stiamo istituendo un’istruttoria sulle funzioni da attribuire al difensore civico e vogliamo che non si tratti solo di funzioni dichiarative, ma di potenzialità che diventino reali strumenti nelle mani dei cittadini”. 
La relazione del Difensore civico per l'anno 2016 (pdf, 792.4 KB)

 

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