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in Emilia-Romagna

Piacenza. Ok alla fusione tra Caminata, Nibbiano e Pecorara.

Approvata all’unanimità la legge che istituisce dal primo gennaio 2018 il nuovo comune unico di ‘Alta Val Tidone’. Tarasconi (Pd): occasione di rilancio del territorio; Foti (Fdi-An):siamo sulla strada giusta

11/07/2017 14:29

È legge la prima fusione di Comuni nel piacentino. L’Assemblea legislativa ha approvato il testo che istituisce il nuovo Comune unico di Alta Val Tidone tramite la fusione di Caminata, Nibbiano e Pecorara. Si è concluso favorevolmente l’iter per la fusione avviato con la richiesta in Regione da parte dei tre Consigli comunali. Proposta poi sottoposta al voto consultivo delle popolazioni residenti in un referendum che ha registrato la vittoria dei ‘sì’ alla fusione in tutti e tre i capoluoghi (favorevoli complessivamente il 66,34% dei votanti; contrari il 33,66%).

“Con l’approvazione della legge sulla fusione si compie l’ultimo atto dopo l’esito positivo del referendum dell’8 maggio scorso” ha detto Katia Tarasconi (Pd), relatrice di maggioranza del testo. Si tratta di un momento importante, ha detto, perché è la prima fusione approvata nel piacentino e l’auspicio è che rappresenti un punto di partenza e un’occasione per altri Comuni di valutare con maggiore serenità questo tipo di percorso. Tarasconi ha poi avuto parole di apprezzamento per i tre sindaci che – ha detto – hanno saputo attivarsi sui loro territori “per far comprendere quanto veniva proposto e valutare senza pregiudizi l’importanza di questa scelta”. Va accolto quindi con soddisfazione “il fatto che i cittadini di Nibbiano, Caminata e Pecorara abbiano voluto sperimentare questa strada. Sarà la prova definitiva della possibilità o meno di far decollare nel piacentino questi progetti, confidando nell’occasione di rilancio di queste comunità che stanno indubbiamente attraversando una fase difficile e complessa”. In base alla legge istitutiva, il Comune di Alta Val Tidone, ha ricordato Tarasconi, avrà inizio a partire dal primo gennaio 2018. Con una popolazione complessiva di circa 3.160 residenti, la nuova realtà amministrativa potrà contare su un contributo regionale di 107.225 euro all’anno per un decennio. A tali risorse si aggiungono i contributi statali pari a 584.582 euro all’anno, sempre per un decennio. Complessivamente al nuovo Comune saranno erogati 6.918.070 euro.

“L’obiettivo della fusione, condiviso dall’opinione pubblica, oggi è stato raggiunto” ha affermato con soddisfazione Tommaso Foti (Fdi-An), relatore di minoranza del progetto di legge. “Ora- ha affermato- si tratterà di governare al meglio il processo di cambiamento, ma penso che la saggezza dimostrata dei sindaci sia il miglior viatico per dire che siamo sulla strada giusta, anche in provincia di Piacenza, per dare avvio a fusioni che non devono essere realizzate a freddo”. E proprio l’impostazione data dai primi cittadini al processo di fusione che va a buon fine nel piacentino, ha sottolineato Foti, è stato l’elemento che ha portato al risultato positivo. Perché – ha evidenziato – oltre alle risorse è stata prospettata la possibilità di realizzare sinergie a vantaggio della popolazione perlopiù di età avanzata (in particolare a Caminata e a Pecorara) in un territorio molto esteso, ma con un basso tasso di residenti e con una elevata dispersione abitativa. “Se la fusione si fosse realizzata anche con il Comune di Pianello- ha concluso Foti- si sarebbe raggiunta la perfezione, chiudendo il perimetro dell’Alta Valtidone. In ogni caso, per il futuro, la legge prevede possibili aggregazioni o forme di convenzioni fra Comuni”.

Anche da Andrea Bertani(M5s) giudizio positivo sulla fusione. “Finalmente c’è un referendum che funziona”, ha osservato invitando ad una riflessione sugli strumenti legislativi che la Regione si è data in proposito e sulle cause per le quali, in altri territori, la fusione è fallita. Tra queste – ha segnalato – il mancato coinvolgimento dei cittadini fin dall’inizio del processo. Bertani ha quindi criticato le ultime modifiche introdotte nella legge sulle fusioni che – a suo avviso – rendono il referendum consultivo “uno strumento debole”, perché anche se i cittadini dicono ‘no’ in uno dei comuni coinvolti, “sono previsti diversi casi in cui il risultato può essere ribaltato”. Da affrontare, a suo avviso anche il tema dei municipi, per dare la certezza che questi presidi rimangano in tutti i territori dei comuni fusi, mentre ad oggi – ha detto – in alcuni realtà “sono state fatte forzature”.

Matteo Rancan (Lega nord) ha espresso a sua volta soddisfazione per la riuscita di questa prima fusione di comuni nel piacentino, alla quale i cittadini hanno espresso consenso nel referendum. Un successo che, a suo avviso, che deve invitare ad una riflessione sui motivi del successo rispetto al fallimento di altre fusioni. Da una parte – ha segnalato – va riscontrato il fatto che i territori coinvolti fossero omogenei e quindi avessero la possibilità di una collaborazione diretta. Dall’altro ha funzionato il modo in cui i sindaci hanno promosso questo processo, con il coinvolgimento dei cittadini, “senza fare forzature e usare il velato ricatto dei finanziamenti”. Si tratta – ha concluso – di un segnale importante per tutto il territorio.

L’assessora al Bilancio, Emma Petitti, ha espresso soddisfazione e ribadito che il percorso delle fusioni sta continuando per iniziativa dei territori. Il ruolo della Regione – ha precisato – continua ad essere di supporto alla volontà degli amministratori e il modo in cui si realizza un percorso di fusione non è secondario. “Non è il caso – ha detto-  che ci siano stati molti studi di fattibilità e percorsi partecipativi. E tanti sono quelli in corso sostenuti con i nuovi bandi regionali”. Sono infatti 10 i comuni che hanno aderito al bando per ottenere i finanziamenti per gli studi di fattibilità e 12 i percorsi partecipativi sulle fusioni da avviare prima che le amministrazioni procedano con l’invio delle istanze alla Regione.

(Isabella Scandaletti)

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