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Comuni Rimini. No alla fusione tra Mondaino, Montegridolfo e Saludecio

L’Assemblea ha respinto il Pdl per l’istituzione di un comune unico. M5s, Lega, Fi e Fdi-An chiedono di rivedere la legge

14/12/2016 18:26

Stop definitivo alla fusione dei Comuni riminesi di Mondaino, Saludecio e Montegridolfo. L’Assemblea legislativa ha messo la parola fine sul progetto di legge istitutivo di un nuovo comune unico, al posto dei tre attuali in provincia di Rimini, votando all’unanimità un ordine del giorno per il non passaggio in Aula degli articoli.  La decisione è arrivata dopo un lungo dibattito dove è stata sottolineata la necessità di modifiche alle norme regionali che regolano le fusioni. Al centro della discussione proprio il caso dei tre comuni riminesi dove il referendum sulla fusione del 16 ottobre scorso ha registrato la vittoria dei sì a Mondaino e a Montegridolfo e quella del no a Saludecio. La somma dei voti aggregati tuttavia era a favore del sì. Un risultato che ha fatto discutere sulla lettura da dare all’espressione della “volontà popolare”.

Il dibattito:

“Prendiamo atto della volontà espressa da una parte dei cittadini perché non c’è la volontà di imporre le fusioni”, ha affermato Nadia Rossi (Pd), spiegando la decisione di non proseguire sul progetto dopo che– ha ricordato– il comune di Saludecio, che è anche il più popoloso dei tre, ha votato un atto di opposizione alla fusione a seguito dell’esito del referendum nel proprio territorio. “Questa maggioranza– ha poi ribadito- crede nei percorsi di fusione e come ha anticipato dal presidente Bonaccini ci impegniamo a rimettere mano alla norma per poter far sì che il processo sia più convincente e indirizzato. Se tutte le forze politiche sono d’accordo si potrà lavorare insieme per un risultato unitario”.

“Le fusioni funzionano quando non sono politicizzate- ha ammonito Raffaella Sensoli (M5s)- peccato che in questo caso la fusione sia stata politicizzata dal Pd”. Non si può pensare di impostare fusioni sui benefici economici. C’è un problema di mancata condivisione dall’inizio e discordanza di vedute tra i vari sindaci. In questo momento non si può imporre una fusione a tre se uno dei comuni dice di no. Ma rimane il problema di come fare a rispettare la volontà di tutti i cittadini. Si è verificato quello che avevamo paventato durante la discussione sulla nuova legge sulle fusioni. Va chiarito cosa fare quando ci sono esiti discordanti. Speriamo che questo caso serva da lezione per intraprendere una strada diversa quando si parlerà nuovamente di fusioni”.

Massimiliano Pompignoli (Lega nord) ha segnalato come, tra le sei sottoposte al referendum di ottobre, la fusione nel riminese sia la “più controversa”. I dati del referendum evidenziano uno dei casi presi in considerazione da un progetto di legge presentato dalla Lega nord e poi bocciato dall’aula. Riferendosi poi all’annuncio del voto contrario alla fusione fatto dal Pd, in contrasto con le reazioni manifestate nei momenti successivi al referendum, il consigliere ha sottolineato che “solo dopo le dichiarazioni di Bonaccini si è tornati indietro”. Pompignoli ha quindi chiesto di fermarsi per apportare le modifiche alle norme sulle fusioni. “Siamo disponibili a una revisione– ha detto- se ci aveste dato retta a luglio questa discussione sarebbe stata evitabile. Se ci deve essere collaborazione, questa non deve essere a senso unico”.

“La legge prevede che siano i comuni a dare l’avvio al processo di fusione presentando istanza alla Regione, poi è previsto il referendum consultivo delle popolazioni. Quindi non c’è nessun processo calato dall’alto”, ha ribadito Giorgio Pruccoli (Pd), richiamando però alla responsabilità delle istituzioni che “non devono limitarsi a fare i notai”. A suo avviso “il problema è capire quale sia la volontà popolare: se quella frammentata del singolo comune o quella unitaria dell’intero corpo elettorale”. Va inoltre chiarito– ha detto- “se siamo a favore della fusione o se ci vogliamo tenere le mani libere assecondando qualche amministratore locale. In questo caso ci troviamo davanti alla necessità di respingere il progetto che la maggioranza dei cittadini avrebbe voluto. Questa decisione– ha concluso Pruccoli- non mi impedisce di manifestare preoccupazione sul processo di fusione indispensabile per dare futuro e prosperità ai nostri territori”.

Secondo Igor Taruffi (Sel) con la modifica della legge sui processi di fusione “abbiamo forse ecceduto nel tentativo di prevedere tutte le casistiche ma la realtà è più complessa e chiede alle istituzioni di risolvere alcune contraddizioni che i casi reali pongono”. Ecco perchè il margine di decisione che spetta all’Assemblea è un “elemento positivo che va valorizzato”. “Su questa fusione ci fermeremo a malincuore ma riteniamo che questo caso segnali un problema: non dobbiamo mettere in discussione le fusioni in quanto tali, ma i processi attraverso i quali sono state avviate dalle amministrazioni locali. Il rischio– ha detto- è un atteggiamento ondivago che potrebbe non produrre più fusioni, con un danno per le nostre comunità”.

Andrea Bertani (M5s) ha contestato le norme sulle fusioni dove sono state a suo avviso inserite casistiche che consentirebbero di “aggirare” la volontà espressa dai cittadini nel referendum. “Cambiamo la legge- ha detto- vi invito a tornare indietro. Se si dice al cittadino ‘io vi consulto’ e poi non si tiene conto del voto si indebolisce la democrazia. Non si possono costringere le comunità locali a subire la fusione. Non si deve avere paura della democrazia diretta. Dare ai cittadini maggiore responsabilità è un valore che aumenta la forza della democrazia stessa”.

Per Tommaso Foti (Fdi-An): “Se vogliamo evitare procedure inutili dobbiamo chiedere che i Comuni che si vogliono fondere svolgano subito un referendum. Mettiamo una norma tagliola– ha proposto– in modo che si sappia all’inizio cosa pensa l’opinione pubblica e poi si vada avanti. Si eviterebbe che gli stessi sindaci che hanno votato per le fusioni in Consiglio comunale poi diventino i capi dell’opposizione alle fusioni”. Forse– ha poi aggiunto- prima di dare l’avvio a nuove procedure di fusione sarebbe il caso di riflettere e vedere le carte all’inizio e non dopo. Uno dei problemi sul referendum- ha poi sottolineato– è che nelle leggi regionali non è fissato nemmeno il quorum che invece andrebbe introdotto. In generale– ha poi aggiunto- esiste un problema di rappresentanza per i piccoli comuni che si fondono con quelli più grandi. E sui soldi “l’impostazione politica è sbagliata. La logica premiale non può essere motore della scelta”.

Contrarietà alle “forzature sulle fusioni” è stata ribadita da Galeazzo Bignami (Fi). “Non trovo scandaloso– ha detto- dare atto alla maggioranza di una scelta coraggiosa nel tornare indietro su un processo che poteva portare a compimento. E’ rischioso non dare atto di questa scelta. Riteniamo di dover dare sostegno alle fusioni come strumento di semplificazione– ha quindi affermato- ma non come tentativo di ampliare il peso politico occupato dai partiti di maggioranza nei territori. Rispetto alla proposta voteremo per fermare la fusione e auspichiamo che si apra una riflessione pacata per risolvere criticità che rischiamo di vederci ripresentate in questa sede”.

L’Assemblea ha poi respinto a maggioranza (favorevoli M5s, Lega nord e Fdi, contrari Pd e Sel) un ordine del giorno firmato da Andrea Bertani (primo firmatario) e Raffaella Sensoli (M5s), che impegnava la Giunta e l’Assemblea legislativa a “modificare le norme regionali in materia di fusioni di Comuni al fine di assicurare il pieno rispetto della volontà espressa nei singoli Comuni” .

(Isabella Scandaletti)

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