Ospitate a pagamento, il Corecom 'scagiona' le tv: "Normativa nebulosa"

22.08.2012

“La vicenda della “compravendita” di spazi informativi su alcune tv locali da parte di consiglieri regionali ha una evidente rilevanza politica, deontologica ed etica – come hanno ben colto i commenti giornalistici apparsi negli ultimi giorni –, rilevanza che è però assai meno nitida sotto il profilo giuridico. La normativa di settore appare piuttosto come una nebulosa, che non consente commenti affrettati e slanci censori. Per questo il Corecom ha preferito usare tutte le cautele necessarie prima di esprimersi ed assumere una posizione netta sul tema delle “ospitate” a pagamento. Allo stato attuale il Corecom sta verificando la tipologia delle trasmissioni andate in onda, le modalità e i format, e i tempi in cui sono avvenute. Nel frattempo è stato richiesto all’Agcom un supporto interpretativo per vicende non contemplate esplicitamente dalla legge, che come tali richiedono molta prudenza”.

È quanto ha dichiarato Gianluca Gardini, presidente del Corecom dell’Emilia-Romagna, nella conferenza stampa convocata presso la sede dell’Assemblea legislativa.

Gardini ha aggiunto che “a seguito della legge per la cosiddetta par condicio, la comunicazione politica a pagamento è vietata sulle emittenti nazionali, essendo prevista come gratuita per tutto l’arco dell’anno, ma è invece ammessa e consentita sull’emittenza locale, che, dopo una battaglia per la modifica della Legge 28/2000, ha ottenuto l’applicazione di un regime equiparato a quello in vigore per la carta stampata. Dunque, in assenza di un esplicito divieto, le televisioni locali possono mandare in onda varie forme di “comunicazione politica” a pagamento, vigendo unicamente per esse il rispetto di un codice di autoregolamentazione emanato a seguito della Legge 313/2003. Solo nel caso in cui le emittenti locali vogliano mandare in onda comunicati unilaterali, nella tipica forma dello spot (i messaggi politici autogestiti), sono tenute a norma della legge e del codice di autoregolamentazione ad un format specifico e un’indicazione esplicita in sovraimpressione, per tutta la durata del messaggio, che si tratta di comunicazione a pagamento. Questo per tutto l’arco dell’anno, non solo nei periodi ufficiali di campagna elettorale”.

Ancora, dice Gardini: “Fuori dai periodi di campagna elettorale la legge si limita a precisare che il rapporto tra messaggi a pagamento e comunicazione politica gratuita non può mai essere superiore al 25%, e si preoccupa di garantire esclusivamente la pari opportunità di accesso ai messaggi politici autogestiti (spot) e all’informazione per tutte le forze politiche. Quindi, se un determinato spazio viene offerto a pagamento a tutti ed alle stesse condizioni economiche, non si dovrebbero ravvisare violazioni della normativa”.

Ma il presidente del Corecom non nega che la vicenda delle ospitate possa sollevare più di una preoccupazione dal punto di vista della tutela del diritto di informazione. “La principale criticità è rappresentata dalla mancanza di informazione al telespettatore, il quale non è consapevole che una determinata apparizione televisiva di un politico può essere frutto di un corrispettivo economico. Sulla carta stampata ciò risulta evidente graficamente, in quanto compare la scritta “comunicato a pagamento”, nella programmazione locale invece quest’obbligo vale solo per i messaggi politici a pagamento. La situazione è sicuramente più grave e pericolosa quando le “ospitate” sono fatte su programmi di informazione o agganciati a testate giornalistiche”.

Infine, qualche riferimento all’attività di controllo svolta dal Comitato regionale per le Comunicazioni. Durante tutte le campagne elettorali dal 2010 ad oggi, il Corecom ha effettuato un monitoraggio televisivo a campione, coinvolgendo tra le 10 e le 20 emittenti locali, verificando il pluralismo politico-istituzionale, la correttezza dei messaggi a pagamento e di quelli gratuiti. In passato, sono state inviate ad alcune emittenti richieste di riequilibrio dei notiziari. Fuori dai periodi di campagna elettorale, il Corecom ha il compito di verificare il sostanziale rispetto dei principi di pluralismo, la parità di trattamento, l’obiettività e l’imparzialità dell’informazione, come definiti dalla legge.

Gardini chiude così la sua presa di posizione: “Questa è forse l’occasione per avviare una riflessione sull’attualità della disciplina per campagne elettorali, così occhiuta nel periodo immediatamente precedente le consultazioni elettorali e così severa per la radiotelevisione, ma altrettanto laconica e sfumata per quanto riguarda il resto dell’anno e i cosiddetti nuovi media”.

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Pubblicato il 22/08/2012 ultima modifica 17/12/2012
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