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Lavoro Modena. Caso Castelfrigo in commissione, consiglieri compatti: no all’illegalità

Alleva (Altra ER): “Procura di Modena inerte”. Si, Misto-Mdp e M5s chiedono commissione di studio e ricerca. Da Pd appello a fare fronte comune. Fi invoca iniziativa istituzionale corale

05/12/2017 10:28

Animato e partecipato il dibattito politico sulla vicenda Castelfrigo nella seduta congiunta delle commissioni Politiche economiche e Lavoro e legalità, presiedute rispettivamente da Luciana Serri e Giuseppe Paruolo.

Piergiovanni Alleva (AltraER), dopo aver dettagliatamente spiegato come il caso Castelfrigo, dove emerge somministrazione di manodopera tramite cooperative fittizie, vada ricondotto alla modifica della legge nazionale sul rapporto di lavoro operata attraverso la cosiddetta “riforma Biagi” della legislazione sugli appalti, ha puntato il dito contro le inerzie della Procura della Repubblica di Modena. Dato che le molteplici illegalità della vicenda erano da tempo non solo conosciute ma addirittura denunciate – questo il ragionamento del capogruppo – non si spiega il perché la magistratura non sia intervenuta. Da qui la richiesta alla Giunta regionale di fare sentire la propria voce istituzionale.

Per il Pd sono intervenuti Giuseppe Boschini, Antonio Mumolo e Luca Sabattini. Boschini ha ribadito l’impegno dei dem a lavorare sul fronte della legalità per smantellare, a partire dalla provincia di Modena, il castello di scatole cinesi costruito da imprenditori senza scrupoli nell’intera filiera della lavorazione delle carni. Non è rilevante – ha affermato il consigliere – appurare se si è intrapresa la scorciatoia dell’illegalità per sopravvivere sul mercato o per massimizzare il profitto. La priorità – ha concluso – è promuovere un accordo territoriale per l’intero comparto all’insegna della legalità, pena la perdita di credibilità sia del comparto sia del territorio. Mumolo, nell’evidenziare le farraginosità della legislazione in materia di lavoro e di cooperazione, ha richiamato la Giunta e le forze politiche a intervenire affinché siano modificate le norme nazionali. Infine, rispetto alla richiesta avanzata da alcuni gruppi di istituire una commissione assembleare di ricerca e studio sul fenomeno delle cooperative fittizie, ha rivolto un appello all’unità d’intenti, al di là dello strumento, per agire insieme coinvolgendo la Consulta regionale per la legalità. Per Sabattini, considerato che i dati sul fenomeno della diffusione delle cooperative spurie nel settore della lavorazione delle carni nel modenese ci sono e che il modello produttivo è parte integrante del problema e investe tutta la filiera, ha invitato le forze politiche ad agire risolutamente per riaffermare la legalità. Secondo il consigliere, infatti, il messaggio forte che deve passare è che si deve fare impresa nel rispetto della legge, anche se comporta profitti minori.

Igor Taruffi (Si), nel sottolineare come la risposta debole della magistratura e di talune istituzioni preposte al controllo sia parte del problema, ha ricordato come i casi di sfruttamento dei lavoratori accertati alla Castelfrigo siano diffusi nel settore delle carni ma si estendano anche al comparto della logistica e dell’autotrasporto. Serve fare piena luce sul fenomeno – ha evidenziato – al fine di assumere le soluzioni necessarie sotto il profilo legislativo, amministrativo e politico. Da qui la proposta di istituire, a norma di Statuto della Regione, una commissione di ricerca e studio sulle condizioni di lavoro in Emilia-Romagna.

Silvia Prodi (Misto-Mdp), nell’esprimere apprezzamento per il valore della battaglia sindacale condotta dai lavoratori stranieri della Castelfrigo, che – a suo giudizio – stanno insegnando molto agli emiliano-romagnoli in merito alla dignità del lavoro, ha invocato un’assunzione collettiva di responsabilità. Infine, ricordando come una delle poche iniziative sanzionatorie all’indirizzo dell’impresa modenese sia venuta dell’Ispettorato per il lavoro, ha dato pieno sostegno alla proposta di Taruffi di istituire una commissione di ricerca e studio.

Giulia Gibertoni (M5s) ha rilevato come, a parte l’Ispettorato per il lavoro, nessun’altra autorità preposta sia intervenuta nella vicenda Castelfrigo. Per questo motivo – ha ricordato – aveva richiesto l’istituzione di una commissione assembleare d’inchiesta e, dopo la bocciatura da parte dell’Aula, ha presentato formale richiesta di istituire una commissione di ricerca e studio sul fenomeno delle cooperative fittizie. Si tratta di una commissione – ha affermato la consigliera – che, in collaborazione con la Consulta per la legalità e con esperti in materia, faccia luce su un fenomeno finora tollerato per motivi sia politici sia economici rispetto al quale d’ora in avanti occorre agire con “tolleranza zero”. I nostri prodotti – ha concluso – hanno una storia nella quale il valore della qualità è strettamente connesso al prestigio sociale. L’istituzione di una commissione di ricerca e studio, quindi, può consentire alla Regione di fare da apripista a livello nazionale sul fenomeno delle cooperative spurie.

Per Enrico Aimi (Fi) la gravità e l’estensione del fenomeno della somministrazione di lavoro attraverso false cooperative richiedono un’azione congiunta delle forze politiche e delle istituzioni, oltre che dei sindacati, degli imprenditori e delle centrali cooperative. Il paradosso del sistema produttivo italiano – ha ricordato – dove i lavoratori sono fra i meno pagati d’Europa e i datori di lavoro sono fra quelli che sostengono i costi più elevati, richiede un’azione istituzionale corale su più livelli.

Il presidente Paruolo e la presidente Serri, sottolineando l’importanza dell’audizione per approfondire non solo la vertenza Castelfrigo ma per fare luce sul fenomeno delle false cooperative, hanno evidenziato come ora il focus si sposti sugli strumenti da mettere in campo, dato che i temi spaziano dal livello nazionale a quello regionale, dall’economia alla legalità.

L’assessore alla Legalità, Massimo Mezzetti, nel ribadire come una vertenza tra privati ogni qualvolta assuma valenza sociale chiami in causa le istituzioni e la politica, ha ricordato che la Consulta regionale per la legalità ha istituito un tavolo specifico sulla questione delle cooperative spurie. Spiace riscontrare – ha rimarcato – il silenzio della magistratura e di altre istituzioni preposte a controllo e vigilanza. L’impresa sana che opera nella legalità – ha affermato – è l’unica che si deve affermare sul mercato e su questo principio il fronte deve essere compatto. Dietro il “made in Italy”, così come dietro il “made in Emilia-Romagna” – ha concluso – c’è una componente immateriale che richiama la legalità e che riguarda tutta la società, nazionale così come regionale.

(Luca Govoni)

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